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[News] LA CRISI NEL SETTORE CEREALICOLO RISCHIA DI ESSERE DEVASTANTE PER LA CATEGORIA
Mercoledì, 23 Settembre 2009

La crisi dell’agricoltura nazionale e del settore cerealicolo in particolare, rappresentano un enorme e immediato rischio per la stessa sopravvivenza del comparto agromeccanico. È quanto emerso da un recente incontro, organizzato da UNIMA e dall’AEMA di Pisa per rispondere alla richiesta di un folto gruppo di associati all'AEMA fortemente preoccupati per la scarsa propensione ad iniziare le semine autunnali manifestata da numerosi agricoltori, per fare il punto della difficile situazione contingente. La situazione di crisi generale si fa particolarmente grave nel settore cerealicolo, dove il crollo dei prezzi del grano - che ha toccato il prezzo di decenni or sono - sta mettendo a serio rischio il futuro di numerose aziende.
«Sentiamo parlare continuamente di stagnazione del mercato, – sostiene Licia Gambini, direttore dell’ AEMA di Pisa - ma poi vediamo importare da paesi al di fuori dell’Unione Europea cereali a prezzi ridicoli, resi possibili dalla totale mancanza di controlli e vincoli ai quali siamo sottoposti noi. Schiacciati tra il costante aumento dei costi delle materie prime e i prezzi irrisori ai quali sono costretti a vendere i propri prodotti, gli agricoltori italiani rappresentano l’anello debole della filiera di tutti i prodotti che arrivano sui mercati nazionali, dove i prezzi da oreficeria imposti al consumatore finale testimoniano, durante il percorso dal campo al banco, una vera e propria emorragia di valore legata a un sistema malato e ormai insostenibile.
Qualora non si corra immediatamente ai ripari, - continua la Gambini - per il comparto agromeccanico questa difficoltà si tradurrà inevitabilmente in una ulteriore perdita di superfici coltivate, forse la più consistente degli ultimi anni, con la conseguente perdita di una quota di lavoro fondamentale
».

«Molte delle soluzioni proposte e attuate dalle varie associazioni di categoria si sono dimostrate, quando non completamente inefficaci, solo dei palliativi. - spiega il presidente di UNIMA, Aproniano Tassinari – La crisi del comparto primario non può essere vinta con iniziative, sia pur interessanti, come i Farmer’s Market o continuando a promuovere, spesso solo a parole, agroenergie, biomasse, fotovoltaico e via di seguito.
Si continua a parlare di etichetta di origine e si trascura di supportarla con un serio controllo di qualità; lo scorso 7 settembre c'è stata una riunione dei ministri agricoli per chiedere interventi a sostegno del comparto cerealicolo. Una richiesta che ha incontrato il rifiuto della UE che si è limitata solo a introdurre un mini-dazio sul grano duro di bassa qualità. Quello che serve è quel deciso intervento del mondo politico che è mancato in questi ultimi anni, durante i quali l’agricoltura è stata utilizzata a livello europeo come merce di scambio politico ed economico anche, anzi soprattutto, grazie alla debolezza che gli deriva da decenni di lotte intestine tra i vari suoi rappresentanti.

Il mondo agricolo è il salvadanaio delle banche: - prosegue Tassinari - quando finiranno i risparmi degli agricoltori, l'intero sistema si renderà conto di cosa avrà perduto, anche se forse sarà troppo tardi. Per non dover arrivare a quel punto ci vuole una mobilitazione generale del mondo agricolo, non uno sciopero o una serrata, ma la nascita di un vero e proprio movimento “dal basso”, che accomuni tutti gli attori del settore primario e che sia volto ad indicare alle istituzioni e alle stesse organizzazioni agricole cosa vogliono realmente gli agricoltori e di quali sostegni essi hanno bisogno nella loro battaglia per la sopravvivenza
».



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